L'Unicorno - reprints
La "Maestà" di Ambrogio Lorenzetti, cioè la grande tavola raffigurante la Madonna attorniata da una corte di santi e angeli, conservata e quasi certamente realizzata a Massa Marittima presenta una peculiarità che la differenzia e ce la rende più interessante rispetto alle altre due importanti "Maestà" coeve di area senese.
Infatti la "Maestà" massetana, a differenza appunto da quelle senesi di Simone Martini e di Duccio di Boninsegna, raffigura, tra gli angeli che da presso fanno corona alla Madonna ed al Bambino Gesù, quattro angeli musicanti, cioè fissati nell'atto di suonare quattro strumenti musicali.
La posizione occupata dagli angiolini è tutt'altro che secondaria ed anzi potremmo dire che è sicuramente di primo piano. Per quale motivo, viene da chiedersi, il Lorenzetti non solo decide di ricorrere ma anche di dare risalto ad un elemento, sicuramente di valenza simbolica, che altri due grandi maestri suoi contemporanei (e non solo contemporanei ma anche partecipi di un "bacino culturale" comune e coevo), non si preoccupano di citare neanche a margine? Certamente non è questa una risposta facile da darsi e sicuramente, in ogni caso, più adatti a farlo sarebbero gli studiosi di storia dell'arte.
Ora quello che a noi qui interessa è guardare da vicino questi strumenti musicali raffigurati e forse anche cercare di capire la scelta che il Lorenzetti opera.
Gli strumenti imbracciati dagli angeli ai piedi del trono sono quattro: un salterio (a destra della Madonna ed in posizione interna), un liuto, (a sinistra della Madonna ed anche questo in posizione interna) e due vielle, una di taglio più grande (a sinistra della Madonna in posizione esterna) ed una di taglio più piccolo (a destra della Madonna in posizione esterna), la dove con posizione esterna si intende il primo piano prospettico. Gli strumenti sono raffigurati in maniera sicuramente attenta ed accurata il ché lascia pensare ad una frequentazione del Lorenzetti con la musica tutt'altro che occasionale. Del salterio, nonostante la posizione semicoperta dall'angiolino musicante con la viella, è chiaramente visibile la forma trapezoidale, ma non solo, ad essere resa con chiarezza è anche la tecnica esecutiva, che si rifa' "alla maniera senese" di suonare il salterio, cioè con mano sinistra fissa in alto a pizzicare le corde (con qualcosa in mano che potrebbe essere una chiave per intonare lo strumento), mano destra, munita di "penna", in movimento lungo il corpo stesso dello strumento; Lorenzetti è talmente attento a rendere questo modello esecutivo caratteristico da costringersi, a tal fine, a far apparire la mano che tiene la penna dell'angelo suonatore di salterio immediatamente sotto la mano che impugna l'archetto dell'angelo in primo piano. Non solo, quindi, Ambrogio Lorenzetti ha una precisa conoscenza degli strumenti musicali che raffigura, ma dà alla precisione di raffigurazione un valore che va forse oltre l'immediato fine simbolico. L'altro strumento a pizzico (ovvero "da penna") raffigurato è un liuto. Anche questo strumento è in secondo piano e quindi parzialmente coperto dall'angelo suonatore di viella grande. Quello che però è dato a vedere è essenziale. Lo strumento ha una cassa quasi circolare, al centro è decorato da una grande "rosetta" ed anche qui la tecnica esecutiva è messa in buon risalto: Il braccio destro corre dietro il fondo e la mano appare all'altezza del battipenna (puntualmente raffigurato) immediatamente al disopra del ponte di fissaggio delle corde. La mano impugna una penna che viene "attivata" da un movimento di polso e che va a sollecitare le corde proprio là dove riteniamo essere la posizione migliore ai fini dell'ottenimento del suono. La forma del battipenna suggerisce quattro cori, purtroppo però il manico e la mano sinistra non sono visibili e non ci è dato modo di verificare oltre.
Le due vielle sono anch'esse di particolare interesse. La viella piccola è raffigurata di fronte, le due mani dell'angelo musicante sono ben visibili, come per intero è visibile il corpo dello strumento. Lo strumento monta cinque corde, tutte sul manico, la tastiera appare piatta e sovrapposta alla cassa, nonché finemente decorata, il ponticello potrebbe essere curvo, la cordiera è fissata al fondo da un legaccio. La mano sinistra, sulla tastiera, è tesa in un movimento estremo delle dita quasi ad indicare l'esecuzione di una musica particolarmente virtuosistica, la destra impugna in maniera estremamente elegante e delicata un arco corto con una curvatura poco accentuata; il corpo dello strumento è quasi un parallelepipedo con gli angoli molto arrotondati senza rientranze sui fianchi all'altezza dei tagli a forma di "C". L'altra viella appare nel dipinto vista da dietro; ciò che maggiormente è dato notare (o ciò che il Lorenzetti vuole mettere in evidenza) è lo sforzo di estensione del braccio sinistro dell'angelo accentuato dalla posizione della testa, forzatamente spostata a contenere lo strumento.
La formazione musicale presentata dall'autore non è particolarmente caratteristica di un qualche ambito musicale. I libri dei pagamenti delle confraternite di laudesi (che proprio per prime a Siena nascono qualche decennio prima) evidenziano sì l'uso di vielle, ma anche di ribeche ed organi, non mi risultano invece attestazioni relative all'utilizzo di liuti e salteri. Quindi il rimando più immediato ad una prassi esecutiva nota non dà agio ad una immediata spiegazione. Quello che però è immediatamente rilevabile è che il Lorenzetti sceglie (e non posso pensare che lo faccia a caso) una precisa famiglia di strumenti, cioè quella degli strumenti a corda, e non solo: tra questi sceglie due precise sottofamiglie e cioè quella degli strumenti a penna e quella degli strumenti ad arco.
Potremmo andare oltre riguardo la definizione di un quadro ipotetico all'interno del quale esercitarci alla ricerca del simbolismo messo in atto dall'autore: alla destra della Madonna stanno gli angeli "melodici", cioè quelli che suonano la melodia (salterio e viella "di canto") alla sinistra gli strumenti che svolgono la parte "armonica" (liuto e viella "di bordone"), sul primo piano prospettico gli strumenti ad arco, sul secondo piano gli strumenti da penna. Non vorrei qui ricordare, ma lo farò ugualmente, la natura apollinea degli strumenti a corda che si contrappone a quella dionisiaca degli strumenti a fiato.
Altro elemento il numero degli angeli musicanti, e qui vorrei, per concludere, esagerare:
"...Il Quattro, la radice dell'eternità nel corso delle stagioni, la fonte della natura che fluisce sempre, Dio. La somma dei primi quattro numeri pari aggiunta alla somma dei primi quattro numeri dispari dà trentasei, la chiave del mondo secondo i pitagorici...".
Giuseppe Paolo Cecere
@ L'Unicorno - Accademia Jaufré Rudel di studi medievali, 1994