Scritto tra il 1331 e il 1339 e dedicato al vescovo d’Arras, l'Opusculum de Saporibus del medico milanese Maino de Maineri faceva parte di un'opera dal contenuto più vasto e generale in cui l'autore dichiara la volontà di comporre un trattato per gli studenti di medicina troppo poveri per possedere copie delle opere previste nei piani di studio. Dedicato al corretto uso dei condimenti e delle salse nella preparazione e nell'accompagnamento delle vivande, questa breve opera è un interessante esempio di come nel tardo medioevo la dietetica potesse influenzare la gastronomia.
Il saggio di Marialuisa Cecere ripercorre, attraverso un affascinante percorso storico, le tappe fondamentali dell'evoluzione della dietetica come una disciplina fondamentale per la sanità del corpo e d'altronde luogo di discussione scientifica da parte dei medici universitari medievali. In questa luce l'opera di Maino ci appare oggi molto più di un'erudita curiosità letteraria quanto invece uno spunto di discussione, sempre attuale, sul rapporto fra cibo e salute.
Probabilmente Maino de Maineri esagera quando attribuisce ai golosi la paternità delle salse ai quali, più facilmente, va attribuito l’errore di un uso eccessivo di queste preparazioni che, ricorda Maino, sono farmaci a tutti gli effetti e, come tali, da assumere con estrema cautela e parsimonia dalle persone in buona salute in quanto non è salutare, secondo le regole dell’arte medica, mescolare il cibo con i medicamenti.