CHIRURGHI E BARBIERI

Disprezzati sin da subito per quel contatto eccessivamente intimo con il corpo umano; manipolatori di carne e sangue, posti sullo stesso piano dei macellai e dei carnefici; tacciati di essere degli ingannatori omicidi, i chirurghi furono a lungo considerati medici inferiori, guardati con sospetto tanto da una Chiesa che considerava la chirurgia una pratica abominevole in contrasto con il credo cristiano, tanto dai loro stessi colleghi medici.

Alcuni interventi chirurgici venivano poi delegati ad un subalterno, il barbiere ad esempio, il quale non si limitava ad operare in un ambito prettamente estetico, ma si dedicava a vere e proprie operazioni come ad esempio l'estrazione dei denti, i salassi, la cura degli ascessi. Henry de Mondeville, il grande chirurgo francese medico di Filippo il Bello, riteneva i barbieri: "chirurghi orgogliosi e illetterati, stupidi e completamente ignoranti", insomma dei veri e propri concorrenti dei medici capaci di condividere con quest'ultimi sì la pratica, ma non certamente il sapere teorico. La figura del barbiere, così come quella del chirurgo, era poi accomunata a quella del fabbro del quale condivideva determinate conoscenze specifiche del settore artigianale : una testimonianza risalente al XV secolo riferisce che ad un candidato barbiere era stato chiesto di forgiare delle punte di lancia utili in caso di salasso. Le operazioni delegate ai barbieri erano sicuramente quelle più umili e a più diretto contatto con il sangue che, se da una parte poteva essere considerato oggetto di culto rappresentando il sangue di Cristo, dall'altra era disprezzato e anzi ritenuto pericoloso e velenoso tanto che la legge imponeva di gettarlo via immediatamente dopo gli interventi.