I Regimina sanitatis sono redatti generalmente in latino ma, a partire dalla metà del 300, vengono tradotti in volgare, o vengono addirittura scritti in volgare, in prosa ma talora anche in facili versi memorizzabili.
Lesempio più celebre di questo genere è il Regimen Sanitatis Salernitanum, probabilmente composto e certamente commentato da Arnaldo da Villanova (c.1240-1312) su materiale preesistente, in gran parte proveniente direttamente o indirettamente dalla Scuola Medica Salernitana.
Testo di grande fortuna, tantoché ebbe la prima edizione a stampa per la prima volta nel 1479, nellassetto originale di 364 versi. Il testo subì ristampe frequenti e successive, dove ogni erudito aggiunse qualche nuovo verso rintracciato in qualche codice, tanto che nella ristampa del 1639 era già passato a 1096 versi. Salvatore de Renzi, nella Collectio Salernitana (1852) riportava ben 2130 versi e nel 1859 ristampava ledizione con 3520 versi. Tale elefantiasica operazione aveva portato a confluire nelloperetta iniziale materiali i più eterogenei, disparati per provenienza, epoca, e talora di dubbia autenticità. Sta di fatto che in una di queste ulteriori ristampe di questo secolo, viene tranquillamente e senza traumi riportati quattro versi su le virtù salutari del caffè.
Limpianto delloperetta è basato su tre parti: una sulle sex res non naturales (le cose che regolano la salute su cui luomo può
esercitare la scelta), una sulla dietetica e le virtù dei cibi ed una terza sulle complessioni e luso del salasso. In pratica un piccolo
vademecum dove si divulgano i principi fondamentali della medicina e soprattutto della dietetica, ma anche un prezioso consigliere
per il medico pratico.
Fabio Cavalli