Lancio della scure

Sperimentazione di tecniche di lancio con 'francisca' e 'danese'

La scure

Dal latino secare (tagliare), la scure nasce come utensile atto ad abbattere o dirozzare tronchi e per spaccare legna. Anticamente fu ampiamente utilizzata come arma da guerra, assumendo varia forma e grandezza a seconda dell'epoca e dei popoli da cui fu usata.

Le scuri attualmente in sperimentazione sono di due tipi: la Francisca, scure altomedievale da lancio, usata soprattutto dai Franchi, e la grande scure da guerra, chiamata anche Danese, impiegata nel corso di tutto il Medioevo prevalentemente nell'Europa Nord occidentale, deputata prevalentemente al combattimento corpo a corpo, ma, secondo alcune fonti, anche come arma da lancio.


Francisca

La francisca è una scure il cui maggior utilizzo viene collocato tra la tarda antichità e l'alto medioevo. Considerata come "arma nazionale" dai Franchi, probabilmente era utilizzata anche in un'area più vasta.

Arma nata dalla piccola scure da lavoro, poi mutuata all'impiego bellico come ascia da lancio, ha come caratteristica una forma slanciata ed elegante: il taglio si presenta spesso, nella parte inferiore, più slanciato verso il manico e mostra due punte di forma pronunciata con quella superiore conformata in modo particolarmente deciso; la punta doveva essere considerata decisiva e risultava perciò rifinita in modo particolarmente robusto.

I numerosi reperti nei quali, nonostante la buona lavorazione della lama, la punta in questione risulta spezzata, dimostrano che il bersaglio veniva colpito preferenzialmente con questa parte della lama.

G. Reissinger afferma che la francisca, in caso di lancio, veniva tenuta sul lato destro con il manico rivolto verso il basso, la lama nella direzione del bersaglio e poi scagliata con un movimento rotatorio verticale in modo tale da farla roteare. Registrazioni al rallentatore della traiettoria hanno dimostrato che la velocità di rotazione resta più o meno la stessa fino ad una distanza di 12 metri e che, a quella distanza, l'energia è ancora sufficiente a spaccare solide assi d'abete dello spessore di 24 millimetri. Le stesse registrazioni hanno inoltre dimostrato che, ogni 4 metri circa, la francisca compie una rotazione completa.

Le affermazioni sulla francisca tratte da fonti scritte sembrerebbero contraddire quanto si desume dai reperti archeologici. Un testimone eccellente della storia franca, Gregorio di Tours, cita soltanto "secures" e "bipennes" senza descrivere con maggior precisione l'arma a cui questi nomi si riferiscono e il suo impiego. Secondo Procopio i Franchi portarono come arma in Italia, nel 539 d.C. anche una scure molto tagliente su ambedue i lati, il cui manico sorprese l'autore per la sua scarsa lunghezza. Anche Agathia, nella cronaca delle guerre in Italia (552 – 558), sostiene che i Franchi portavano una scure a doppio taglio. Se si prendono alla lettera gli esempi sopra citati delle fonti scritte, si dovrebbe considerare la francisca un'ascia bipenne di cui però non si ha riscontro effettivo nelle sepolture franche.

L'arma ricostruita a scopo sperimentale ha la parte in ferro pesante circa 700 grammi, con un immanicamento ligneo di circa 40 cm.

I risultati raggiunti da Reissinger, sopra descritti, sono stati del tutto confermati anche dalle prove effettuate sul campo: distanze, rotazioni ed effetti sono assolutamente da condividere anche se, nelle nostre prove, la scure dava l'impressione di poter spaccare tavole d'abete ben più spesse di 24 millimetri.

Quello su cui ci permettiamo di obiettare è l'affermazione del ricercatore tedesco quando, traendo le conclusioni, determina che la distanza di combattimento ottimale per quest'arma fosse di 12 metri: nelle nostre sperimentazioni abbiamo infatti raggiunto normalmente, anche da parte di più lanciatori, i 20 metri circa con grande precisione nel colpire il bersaglio. Rispetto al tiro dai 12 metri, il lancio dai 20 metri naturalmente richiede da parte del lanciatore sia un aumento di potenza che un leggero incremento della parabola di tiro. Il massimo risultato raggiunto è legato alla prova di un lanciatore di giavellotto che, atleta di struttura potente, ha utilizzato una francisca con il ferro di 900 grammi di peso dotata di un manico relativamente corto (c.ca 35 cm): la distanza di tiro variava dai 25 ai 30 metri e il bersaglio veniva colpito 8 volte su 10 con una penetrazione impressionante. Quel che più ci ha meravigliato è stata l'impugnatura a scure rovesciata scelta dal lanciatore, per intendersi, con la lama rivolta nel senso opposto al bersaglio: questa tecnica di tiro si è rivelata molto adatta per la grande distanza, poiché determina una maggiore stabilità laterale dell'arma nella rotazione e presenta un migliore bilanciamento della scure nella mano di chi la scaglia. Ovviamente le distanze di tiro variano rispetto al metodo di lancio con la lama dritta; infatti dai 4 metri si passa ai 6 metri per una rotazione e mezza, così come dagli 8 metri si passa ai 10 metri per due rotazioni e mezza e dai 12 metri si passa ai 14 metri c.ca per tre rotazioni e mezza. Ovviamente le distanze sono solo indicative, e possono variare da un lanciatore all'altro, e dipendono inoltre dalla lunghezza del manico utilizzato: più si accorcia il manico, più le rotazioni sono vicine, mentre con manici più lunghi le distanze si allungano.


Danese

Anche su questa arma è stata compiuta una ricerca per verificare la possibilità di lanciarla.

La scure presenta una struttura molto particolare che la differenzia sostanzialmente dalle altre. Ha un tagliente particolarmente ampio e la lama, vista in sezione, appare particolarmente sottile (circa 0,5 cm); inoltre lo spessore si sviluppa uniformemente dal tagliente fino alla gorbia. Questa struttura rende la parte metallica dell'arma molto ampia (fino a 27 cm di tagliente) e non particolarmente pesante, anche se viene penalizzata la sua capacità di penetrazione come invece assicura una scure tradizionale con sezione a cuneo. Il filo era costituito da acciaio forgiato sopra la lama. Il manico ideale per il brandeggio di quest'arma, che normalmente veniva utilizzata a due mani, è di circa 90 cm.

L'arma proposta ha un peso totale di 1,9 kg. Come prima valutazione, possiamo affermare con sicurezza che l'arma può essere lanciata. Il lanciatore deve tenere le gambe quasi parallele e divaricate ed il tiro va effettuato impugnando l'arma con entrambe le mani caricando la stessa sopra la testa e non sopra la spalla, come avveniva nel lancio della francisca. Una rotazione completa avviene in circa 8 metri.

Nella sperimentazione da noi svolta il lanciatore è riuscito a colpire il bersaglio, costituito da una serie di travi d'abete, ad una distanza leggermente superiore ai 20 metri. La grande scure ha effettuato due rotazioni complete e mezza, partendo dalla posizione a tagliente rovesciato; da questi dati possiamo senz'altro ritenere possibile l'uso di questa scure come arma da lancio ed ipotizzare come distanza utile la misura di c.ca 30 metri, anche considerando la struttura fisica di un guerriero sassone dell'XI secolo. È presumibile che queste armi venissero lanciate contro le cariche di cavalleria, per colpire ma anche spaventare gli animali e scompaginare lo schieramento.


Il Il 'palio della scure'

Si tratta di una gara di tiro, non rievocativa, nella quale sono utilizzate sia la "scure franca" o francisca, che la più grande scure danese, arma teoricamente da botta, ma che poteva essere scagliata con efficacia devastante. Una delle fonti della sperimentazione è l'osservazione del famoso arazzo di Bayeux, che, inserito dall'UNESCO fra le Memorie del Mondo, narra in immagini distinte gli eventi salienti della conquista normanna dell'Inghilterra; proprio in una di queste compare un guerriero sassone nell'atto di scagliare una scure contro la cavalleria normanna. La sperimentazione effettuata ha consentito di definire le tecniche e le distanze che possono essere coperte con efficacia nell'utilizzo di quest'arma utilizzata nella storia da diverse popolazioni, fra cui, appunto, i Franchi.

Regolamento

  • I lanciatori partecipano alla gara individualmente, ma possono formarsi squadre
  • Le armi ammesse sono la scure franca e la grande scure danese.
  • Ogni lanciatore dovrà completare il percorso di gara nel minore tempo possibile; al punteggio assegnato per la precisione del tiro si aggiungerà un premio decrescente in base al maggior tempo impiegato.
  • Il percorso di gara prevede tre fasi da completarsi di seguito: nella prima si affronterà il tiro con la francisca alle distanze di 1 rotazione, 1,5 rotazioni, 2 rotazioni, 2,5 rotazioni.
  • Nella seconda fase il tiratore, completata la fase precedente, dovrà imbracciare lo scudo, posto sulla linea di partenza, e lanciare in corsa la francisca alla distanza di 1 rotazione.

Il tempo viene misurato con lo scorrere di acqua o sabbia in un recipiente: maggiore sarà la quantità di acqua accumulata maggiore sarà il tempo impiegato, minore il premio. Ogni lanciatore dovrà aprire il rubinetto del recipiente all'inizio del percorso e chiuderlo alla fine per fermare il tempo. Ad ogni tiro l'arma dovrà essere recuperata, pena una ammenda pari ai punti previsti per quella distanza.

Il punteggio per i singoli tiri è il seguente, a seconda che venga colpita la zona centrale (circa 40 cm) o quelle laterali del tabellone (circa 20 cm per parte).

tiro punti al centro punti ai lati
4 metri 5 3
6 metri 6 4
8 metri 7 5
10 metri 8 6
con scudo 5 3
con danese 5 3

Massimo punteggio possibile: 35

Il premio assegnato in base al tempo impiegato si aggiungerà al punteggio esposto sopra secondo i seguenti valori:

  • 16 punti al più veloce
  • 14 punti al secondo
  • 12 punti al terzo
  • 8 punti al quarto
  • 6 punti al quinto
  • 4 punti al sesto
  • 2 punti al settimo
  • 0 punti dall'ottavo in poi

Massimo punteggio cumulato: 51

È possibile, durante la gara, cambiare arma, ma lo scorrere del tempo non verrà fermato. Allo scopo sarà permesso portare alla cinta durante la propria prova una seconda scure.

In caso di parità nei punteggi individuali si procederà ad uno spareggio che si svolgerà fra i lanciatori a pari merito con le stesse modalità previste per la gara. In caso di ulteriore parità fra due o più lanciatori si effettueranno tiri a tre rotazioni (intorno ai 12 metri).

Per motivi di sicurezza, solo quando il direttore della linea di tiro darà il segnale i lanciatori potranno iniziare il proprio turno di gara.
Prima dell'inizio del torneo ogni lanciatore avrà un tempo di 15 minuti per le prove.